Per fortuna, la prima mossa non tocca a me, c'è Alberto che è perfettamente in grado di controllare questi primi attimi di tensione riannodando discorsi già fatti chissà quante volte, attivando con un tocco magico ora l'uno ora l'altra dei bambini, chiedendo, precisando, rispiegando ancora una volta. E' lui il Maestro. Io sono l'Esperto Esterno, il Tecnico, insomma il Sacerdote della Macchina.
Mentre Alberto borbotta come un rimorchiatore e procede ad andatura tranquilla fuori dalle secche pericolose, io mi calmo (ogni tanto mi arriva uno sguardo dal fondo, che non riesco a interpretare) e cerco di ricordarmi perché diavolo mi sono andato ad infilare in questa storia.

La questione è ....
(continua)


(segue: Primo giorno di scuola)

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Come i computer diventarono trasparenti

Chi guarda oggi all'uso comune dei computer nelle scuole italiane potrebbe avere un'impressione di continuità che è del tutto sbagliata. Nessuno dei software che oggi sono più diffusi era nato cinque anni fa. Quello che succede oggi in un laboratorio non ha assolutamente nulla in comune con quello che capitava anche solo dieci anni fa. Terminologia, modalità, strumenti, stili cognitivi: anche il digitale ha subito le mode.

1. Nelle fasi storiche (ed eroiche) dell'introduzione dei computer a scuola si centrava l'attenzione sull'insegnamento dell'informatica, una nuova disciplina che consisteva per metà in studio di linguaggi di programmazione e per metà in uso di software didattico (eserciziari, test, giochi didattici).
Tra i linguaggi di programmazione, nella scuola dell'obbligo trionfava il LOGO.
I software didattici erano programmi esplicitamente dedicati ai ragazzi, con interfacce semplificate, spesso pensati e realizzati in forma abbastanza artigianale da insegnanti e pubblicati da case editrici scolastiche.

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