Questo libro è il frutto di quattro anni di riflessioni sul tema del digitale e dei sui usi educativi. Sono riflessioni che hanno accompagnato la progettazione di una ventina di software, dei quali alcuni hanno visto la luce come puri oggetti di ricerca, altri sono diventati prodotti lanciati sul mercato e altri ancora sono rimasti prototipi nel cassetto in attesa di tempi migliori.

La “riflessione” è una metafora di quelle ormai trasparenti. Il significato transitivo (fisico, anzi ottico), e quello intransitivo (cognitivo) sono opposti. “Flectere” voleva dire piegare e “riflessione” è quasi sinonimo di ripiegamento.
Quindi “riflettere” nel contesto di un'introduzione ad un libro vuol dire di solito piegare la propria mente verso se se stessi.

In questo caso, vorrei fare un salto indietro al senso del latino medievale per chiarire qui come in questi quattro anni ho ricevuto idee delle persone che, dal mio punto di vista, mi stanno intorno, e ora le rifletto, le rimando indietro, secondo angoli variabili, incrociandole tra di loro e con le mie. Il risultato è, spero, un gioco di luci originale, e me ne assumo ovviamente la responsabilità.

Quindi ringrazio tutti quelli che hanno voluto ragionare con me su questi temi, in presenza e a distanza. Ne cito qui solo alcuni, in ordine sparso: Roberto Maragliano, Rodolfo Marchisio, Maurizio Mazzoneschi, Marco Guastavigna, Romano Vallasciani, Riccardo Celletti, Morena Terraschi, Ferrante Formato, Pino Moscato, Giovanni Morici, Monica Fabbri.

Un secondo ringraziamento va agli attori involontari di questa storia, che dopo aver contestato la loro estraneità ai personaggi in scena mi hanno comunque “prestato” pezzi della loro vita per comporre il mosaico che state per leggere.

Infine ringrazio mia moglie che mi permesso di dedicarmi alla mia attività preferita, che è stare semplicemente seduto, o se preferite, riflettere.
(inizia...)

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Fare e capire il digitale - Copyright 2001 Stefano Penge

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