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Nel 750 la dinastia degli Omayyadi di Damasco venne sconfitta da quella Abbasside di Baghdad: in questi due secoli l'Egitto venne radicalmente islamizzato e fu introdotto l'uso obbligatorio della lingua araba.
La discriminazione nei confronti dei cristiani e degli ebrei non era però dura perché essi erano l'"ahl el ketab" cioè la "gente del libro" (la Bibbia) nel quale era stata preannunciata la rivelazione divina che era racchiusa nel Corano ed inoltre i cristiani costituivano a quel tempo la maggioranza dei sudditi in Egitto.
Successivamente, nell'870, i Tulunidi presero il potere con Ahmed Ibn Tulum, che divenne governatore dell'Egitto indipendente del Califfo di Baghdad e la condzione di tutti gli egiziani migliorò notevolmente. Egli costruì un primo nucleo urbano, la città tulunide, oltre alla moschea di Tulun a nord della città.
Nel 969 prevalse la dinastia dei Fatimiti, cioè i seguaci di Fatima, la figlia del Profeta, i quali posero la prima pietra della loro capitale e, in onore del pianeta dei guerrieri (in arabo El-Qahir) la chiamarono "Al-Qahira, la Vittoriosa.
Inoltre costruirono al Cairo la moschea di El-Azhar, usata come sede di università, e considerata la più antica e importante università islamica del mondo, tuttora attiva.
Questa nuova dinastia proveniva dal Maghreb (mondo arabo a occidente dell'Egitto) e professava l'Islam sciita che non riconosceva alcuna autorità al califfato: l'Egitto tornò dunque ad essere indipendente e prosperoso in ogni campo, dall'arte all'economia. Una parentesi oscura in tanto splendore fu il regno di El-Hakim, un fatimida che perseguitò il popolo per strapparlo alla fede sunnita e convertirlo a quella sciita. La controversia divideva chi, come i sunniti, voleva salvaguardare il rigido monoteismo di Maometto e chi, come gli sciiti, voleva avvicinare il divino all'umano.
Si accelerò lo sviluppo di una cultura arabo-egiziana e dopo l'anno 1000 si ebbe una conversione in massa degli ultimi cristiani rimasti alla fede sunnita dovuta anche all'angoscia diffusa per le devastazioni inflitte ai paesi arabi dai crociati, dai turchi, dai berberi e dai mongoli.
Nel 1171 il curdo Salah El-Din, da noi comunemente conosciuto come Saladino, rovesciò la dinastia fatimita e fondò la dinastia Ayubite che durò fino al 1250 ed è proprio a Saladino che si deve la costruzione della famosa Cittadella del Cairo.
Nel 1250 i Mamelucchi, che avevano da tempo costituito la casta militare dell'Egitto, presero il potere che durò a lungo, anche dopo che il paese fu assorbito dall'impero dei turchi ottomani.
Tracce dei monumenti di architettura del periodo mamelucco occupano l'area tra il quartiere del Cairo fatimita e le colline del Mokattam: è la famosa Città dei Morti, un quartiere che si è trasformato nel corso degli anni da antico cimitero mamelucco in una delle zone più affollate della città.
La Città dei morti fu inizialmente abitata nel XIV secolo da una comunità di "sufi", mistici musulmani, che vi si stabilirono per trovare la pace e la solitudine indispensabili alle loro meditazioni.
I loro sceicchi scelsero di venire sepolti nei luoghi dove avevano trascorso la vita e le loro tombe iniziarono ad attrarre pellegrinaggi di devoti e seguaci, legati al misticismo di questa comunità di sufi.
L'esplosione demografica, la costante migrazione verso la città del Cairo unitamente alla cronica carenza di alloggi nell'area urbana, hanno trasformato la zona in un quartiere densamente popolato: oggi le tombe ed i loculi sono utilizzati come abitazioni da migliaia di persone.
La più autentica memoria storica ed artistica della città è rappresentata dalle moschee e dalle madrase, le scuole religiose islamiche, la moschea più antica è quella di Amr, edificata nel 642 da un generale del califfo Omar.
Quella di Ibn-Tulum risale all'876 ed è una grande moschea a portici con un lungo fregio sopra il quale vi è una scritta in caratteri cufici che conterrebbe tutto il Corano.
Rappresenta la la più antica moschea del Cairo e venne costruita sul modello della grande moschea di Samarra in Iraq. Al centro del cortile spicca il padiglione per le rituali abluzioni richieste ai Musulmani prima delle preghiere, ma tutta l'architettura è sorprendente: le miriadi di decorazioni in stucco che coprono le arcate, gli affascinanti motivi geometrici delle griglie delle finestre, la diversità di forma delle cupole, le splendide fantasie delle forme dei minareti, che fanno del Cairo una distesa ondulata di cupole, un pettine di minareti arrampicati nel cielo.
La madrasa del sultano Hassan (1356 - 1362 d.C.), è uno dei capolavori dell'architettura araba, che ospita ancora studenti dei quattro riti dell'Islam sunnita.
La moschea azzurra, edificata nel 1346, deve il suo nome alla parete interna decorata di marmi italiani e maioliche persiane verdi e blu su fondo bianco che compongono motivi floreali.
Infine la madrasa di El-Azhar, "La Splendida", sede della più importante università del mondo arabo, tuttora attiva.
Possiamo dire che il medioevo in Egitto si protrasse fino alla soglia del periodo contemporaneo quando, mentre in Europa durante il rinascimento si elaborava la civiltà moderna, l'Egitto cadeva sotto il dominio turco (1517) che lasciò sussistere nel paese la feroce oligarchia militare dei mammelucchi.
Gli Ottomani affidarono la nuova provincia del loro Impero ad un generale con il titolo di "pascià" dell'Egitto, comandante dell'esercito di occupazione e riconobbero i Mamelucchi (anche loro di origine turca) col titolo di "bey" riscuotendo da loro tributi. O Oppresso da pascià e bey, decimato da epidemie e carestie, il popolo egiziano dovette subire i tre secoli più duri della sua storia.
L'Egitto rimase sotto il governo turco fino alla spedizione di Napoleone nel 1798 che segnò una breve tregua nel dominio turco: Napoleone, incitando i suoi soldati con la famosa frase "Dall'alto delle piramdi, quaranta secoli vi guardano!" riuscì a vincere i mammelucchi nella "battaglia delle Piramidi", ma fu una tregua troppo breve per cambiare la storia dell'Egitto.
La spedizione di Napoleone, militarmente fallimentare, segnò però l'inizio delle scoperte archeologiche in Egitto e gettò le basi di quella che sarà la scienza dell'Egittologia grazie a Vivant Denon e alla sua opera "Description de l'Egypte".
Da allora cominciarono viaggi e studi sui monumenti egiziani supportati da opere, spedizioni e ricerche fino al 1822 quando Francois Champollion riuscì a decifrare i geroglifici e a fondare dunque l'egittologia accademica.
Grazie ai racconti dei viaggiatori, alle riproduzioni dei pittori e soprattutto al lavoro degli studiosi, il numero dei monumenti egiziani conosciuti era notevolemnte aumentato: la tanto attesa decifrazione fece si che tutti i monumenti potessero finalmente "parlare" della storia di questa antica civiltà.
Da quel momento è tutto un avvicendarsi di scoperte e di studi: dalla tomba di Tutankhamon, al nascondiglio delle mummie reali, al Serapeo di Menfi fino al salvataggio dei grandi templi di Abu Simbel e File. Alcuni studiosi stimano che la sopravvivenza dei monumenti egizi sia all'incirca del 10%, poichè interi templi furono distrutti ed i monumenti del Delta sono scomparsi, ma le missioni di scavo continuano oggi a lavorare nella speranza di scoprire ancora antiche testimonianze della civiltà egizia.
Dall'incontro dei culti di Aton, Yahvè, Mitra e Zeus emerse l'immagine di un Dio che è padre, mentre da Iside, Cibele e altre, quella di una divinità-madre.
Dagli antichi miti del re defunto che solca il cielo nella barca solare venne tratta l'immagine del dio incarnato, del "figlio" unite alle qualità di "salvatore" rivestite dal dio egizio Horus e da Serapide, un Dio greco nato dal contatto di tradizioni egizie e greche. Questa triade "padre, madre e figlio" uscì vincitrice dalle persecuzioni dei romani e condusse ad una controversia politico-teologica della chiesa egiziana, che la tradizione vuole sia stata fondata dall'evangelista S.Marco durante il regno di Nerone, nel I secolo d.C. Le dispute esplosero quando il potere civile di Roma rinunciò a pretendere di unire in sé l'autorità regale e quella religiosa.
Nel 312 d.C. Costantino riunificò l'Impero: le controversie del IV e V secolo sulla trinità e sulla natura di Cristo divisero più che mai i greci dai copti, (termine che sta a significare egiziano).
I rappresentanti della chiesa egiziana al concilio di Efeso nel 449 furono contro il patriarca di Costantinopoli e nel 451 la chiesa di Alessandria si separ? da quella ortodossa bizantina con il concilio di Calcedonia, rifiutando il monofisismo e dichiarando che Cristo, oltre ad essere Dio come volevano gli egiziani, è anche uomo.
Da allora la frattura tra copti e ortodossi non si è più rimarginata e oggi in Egitto la comunità cristiana copta, sopravvissuta a 14 secoli di dominio musulmano, continua a vedere in Cristo solo la natura divina, professando per lo più la religione cristiana ortodossa. Essi hanno conservato non solo il proprio credo religioso ma anche la particolare espressione artistica: al Cairo vi è un intero quartiere racchiuso tra le mura dell'antica fortezza di Babilonia sul Nilo, la più antica costruzione della città, oggi chiamato il "Vecchio Cairo" o "Cairo copto" che da 1500 anni è la roccaforte della comunità cristiana copta dell'Egitto.
In questo quartiere, oltre al museo copto, fondato da Marcus Simaika, un copto che nel 1910 lo creò per raccogliere documenti e opere d'arte copti provenienti da tutto l'Egitto, troviamo:
- la chiesa ed il convento greco di S.Sergio fondati alla fine del IV secolo in onore di due ufficiali romani martirizzati in Siria nel 303, (la chiesa fu ricostruita nell'XI secolo). Ha una piccola cripta sottostante la cui leggenda racconta che avrebbe ospitato per sette anni la Sacra famiglia fuggita in Egitto.
- La chiesa di S.Barbara, eretta tra il IV ed il V secolo e rifatta nell'XI; Barbara era una giovane dell'Asia Minore, assassinata dal padre mentre ercava di convertirlo al cattolicesimo.
- La chiesa di S.Michele sorgeva su una sinagoga, e oggi, scomparsa la chiesa vi è stata ricostruita una sinagoga. Riguardo alla precedente sinagoga, la leggenda racconta che l? il profeta Elia sarebbe apparso più volte a Mosè.
- La chiesa di Al-Moaqalla, o "chiesa Sospesa", costruita nel III secolo sopra l'antica fortezza romana di Babilonia, è dedicata alla Vergine Maria e conserva all'interno un pulpito in marmo del 1100, considerato il più bello di tutto l'Egitto.
Gli Egiziani furono i primi eremiti del Cristianesimo: dall'anacoreta S.Antonio (morto nel 356) che propose il modello dell'asceta isolato, a Pacomio (morto nel 345) che fond? in Egitto le prime comunità di monaci: per questo motivo l'Egitto conserva i più antichi monasteri del mondo.
Questi monasteri hanno l'aspetto di vere fortezze perché, costruiti in un'epoca di grande insicurezza sociale, i monaci dovevano provvedere alla propria sicurezza, mentre la chiesa all'interno è tradizionale: una basilica paleocristiana a tre navate con un nartece (lo spazio per i catecumeni ed i penitenti) addossato all'esterno della facciata. L'architettura mostra evidente lo stacco dalle costruzioni greche e romane, privilegiando temi siriaci e orientali, costruiti spesso con materiali asportati dalle antiche città egizie in rovina.
Tra i tanti monasteri copti sparsi in Egitto ricordo a Sohag il "Monastero Bianco", fondato nel IV secolo d.C. dal monaco Scenute: è una costruzione in pietra bianca dove, attraverso un portale di granito, si entra in un vasto scortile su cui affacciano le celle dei monaci e dal cortile si passa alla basilica. A pochi km sorge il "Monastero Rosso" (Deir el-Ahmar), di proporzioni minori.
Il Monastero di S.Antonio, sulla costa del Mar Rosso ed è un insieme di edifici con al centro un torrione quadrato: non fu fondato da S.Antonio, vero eremita, ma dai suoi discepoli nel III secolo d.C.: è dunque il più antico monastero copto.
Il Monastero di S.Paolo costruito nel V secolo d.C., saccheggiato più volte e sempre ricostruito accoglie tre chiese.
Tutti questi monasteri e luoghi santi vennero intitolati alla Santa Croce. Per i copti, il cui termine deriva dalla parola "qibt" dato agli egizi dagli arabi conquistatori, il martirio di Cristo era una delle glorie maggiori e la croce, simbolo della vittoria sulla morte e retaggio dell'"ankh" faraonico, era il simbolo della Buona Novella.
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