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Scuola, Internet in cattedra

Le nuove tecnologie stanno mettendo sotto sopra il sistema scolastico tradizionale. Gli italiani lo sanno bene, ma sono ancora timorosi a far entrare il computer nella vita quotidiana. Della serie: predichiamo bene ma razzoliamo male. Dagli studenti ai professori, dal premier Silvio Berlusconi agli imprenditori, tutti in Italia si sono accorti della portata di questa rivoluzione multimediale. Ma sembrano loro, i genitori, a capirne l’importanza. Grazie ad internet infatti mamma e papà da qualche mese sono in grado di controllare il rendimento dei loro figli facendo un semplice click sul computer. Addio «ricevimento» dei genitori (che ci sarà ancora ma certamente meno frequente!). Il nuovo servizio telematico, proposto per ora solo da alcuni istituti ma che presto potrebbe estendersi a livello nazionale, limiterà le bugie dei Pierini d’Italia ma soprattutto, dicono i presidi, agevolerà il rapporto tra gli insegnanti e i genitori. E per questo sono stati accolti con entusiamo i progetti pilota del «registro online » lanciati da tre scuole italiane: la scuola cattolica di Roma «Villa Flaminia», il liceo classico «D’Annunzio» di Pesaro e il liceo scientifico «Agnoletti» di Sesto Fiorentino a Firenze.
Ma le novità non finiscono qui. Da qualche settimana in un asilo privato della provincia di Treviso (Ponte della Priula - frazione di Susegana) i genitori possono avere sott’occhio i propri pargoli (e anche le maestre!) direttamente da un computer in ufficio, in casa o in vacanza. Nelle stanze dell’asilo sono state poste infatti delle web-cam che strasmettono in diretta le immagini su un sito accessibile solo ai genitori e ai parenti dei bimbi.
E dulcis in fundo , anche in Italia sull’esempio dell’America (dove l’American University di Washington in autunno sarà la prima università al mondo ad essere completamente accessibile tramite cellulare o palmare) o ancora meglio rifacendosi al modello dell’Islanda (in cui il 53% della popolazione frequenta corsi online www.happywebonline.it/archivio/04-2002/sp e-art.htm ), sono state presentate con successo le prime otto «tecnoclassi»: lezioni studiate, proposte e vissute dai ragazzi in modo interattivo su computer portatili. Il fatto è stato applaudito a furor di popolo dagli insegnanti che hanno partecipato due mesi fa al Ted di Genova, la manifestazione annuale sulla didattica digitale e multimediale.
Ma tutte queste esperienze sono l’eccezione che confermano una regola e una realtà: che nella scuola italiana il computer, riconosciuto da tutti come indispensabile, è tuttora un perfetto sconosciuto.
Secondo un’indagine presentata all’inizio di marzo all’interno della stessa manifestazione di Genova, appena il 3% dei 1560 insegnanti intervistati dalla agenzia Aie-Iard, ha detto di nagivare in Rete, e questo nonostante l’84% delle scuole italiane abbia un collegamento a Internet, e nonostante la media dei computer installati sia di 1 ogni 15 studenti e di 22 per ogni istituto scolastico. ( www.ted-online.it )
Ecco cosa succede: mentre gli studenti a casa diventano sempre più chat-dipendenti, facendo del computer un loro compagno inseparabile di vita, a scuola gli insegnanti pericolosamente naufragano verso le derive di un umanesimo anti-tecnologico.
Che fare?
Negli ultimi mesi sono sorti molti siti per insegnanti e studenti con lo scopo di creare delle comunità virtuali in cui scambiarsi esperienze, idee e metodologie. Tra questi spicca www.studenti.it , dove i ragazzi delle superiori possono trovare consigli su come affrontare l’esame di maturità. Un vero e proprio laboratorio didattico è invece Atlante, un portale che mette a disposizione di tutti gli alunni software e materiale utile per affrontare prove orali e scritte, e agli insegnanti offre uno spazio chiamato «e-prof» dove incontrarsi e raccontarsi esperienze.
Molto materiale didattico multimediale utile ad insegnanti e a studenti si trova su www.altrascuola.it e sul sito www.scuolanet.info /, definita «la scuola aperta 24 ore su 24». E infine per sapere a che punto sono arrivati i nostri legislatori in materia di informatizzazione della scuola basta vedere il sito www.istruzione.it. Dopo il motto, prima clintoniano e poi berlusconiano, «uno studente un computer» ce ne vorrebbe un altro: «usalo che ti fa bene».

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