La fatica

I' ho già fatto un gozzo in questo stento,
come fa l'acqua a' gatti in Lombardia

c'a forza 'l ventre appicca sotto 'l mento.
La barba al cielo e la memoria sento
in sullo scrigno e 'l petto fo d'arpia,
e 'l pennel sopra 'l viso tuttavia
mel fa, gocciando, un ricco pavimento.
E' lombi entrati mi son nella peccia,
e fo del cul per contrappeso groppa,
e' passi senza gli occhi muovo invano.
Dinanzi mi si allunga la corteccia
e per piegarsi addietro si raggroppa
e tendomi com'arco soriano.

La mia pittura morta
difendi ormai, Giovanni, e 'l mio onore,
non sendo in loco bon né io pittore.

Commento
Michelangelo scrive a casa lamentandosi che sta facendo un lavoro che non è il suo e a Giovanni da Pistoia scrive un sonetto.