La Pietà

Commento
Alla fine del 1499 completa la Pietà. Il cardinale di San Dionigi muore alcuni mesi prima, senza poterla vedere. La perfezione di tale scultura per il disegno, la grazia e la pulitezza è massima, nella bellezza delle membra con una ricerca di muscoli, vene, nervi. Tutto l'insieme è dolcissimo, con un' armonica concordanza nelle congiunzioni delle membra. Un giorno che Michelangelo entrò in San Pietro vide un gruppo di visitatori lombardi che lodavano tale statua ed uno di essi disse che era stata fatta dal Gobbo di Milano. Michelangelo entrò di notte in San Pietro e vi intagliò il proprio nome sulla cintola che attraversa il petto della Madonna: ANGELUS BONAROTUS FLORENTINUS FACIEBAT. Scrive il Vasari: "Alla quale opera non pensi mai scultore né artefice raro potere aggiugnere di disegno, né di grazia, né con fatica poter mai di finitezza, pulitezza e di straforare il marmo tanto con arte, quanto Michele Agnolo vi fece, perché si scorge in quella tutto il valore et il potere dell'arte. Fra le cose belle che vi sono, oltra i panni divini suoi, si scorge il morto Cristo, e non si pensi alcuno di bellezza di membra e d'artifizio di corpo vedere uno ignudo tanto divino, né ancora un morto che piú simile al morto di quello paia. Quivi è dolcissima aria di testa, et una concordanza ne' muscoli delle braccia et in quelli del corpo e delle gambe, i polsi e le vene lavorate, che invero si maraviglia lo stupore che mano d'artefice abbia potuto sí divinamente e propriamente fare in pochissimo tempo cosa sí mirabile; che certo è un miracolo che un sasso da principio, senza forma nessuna, si sia mai ridotto a quella perfezzione che la natura a fatica suol formar nella carne. Poté l'amore di Michele Agnolo e la fatica insieme in questa opera tanto, che quivi quello che in altra opera piú non fece lasciò il suo nome scritto a traverso una cintola che il petto della Nostra Donna soccigne, come di cosa nella quale e sodisfatto e compiaciuto s'era per se medesimo."
Proprietà
Anno: 1499